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Da Pagani a Streghe

Da Pagani a Streghe

Perché i Pagani perseguitati divennero Streghe?

La persecuzione operata dai Cristiani dal IV secolo in poi produsse un clima oppressivo e un senso di impotenza che spinse i pagani a cercare strumenti di controllo e autodifesa.

Assodata l’esistenza di un dharma, cioè di una lezione che ciascuno deve apprendere e con cui gli eventi impongono il confronto, resta la possibilità di scelta tra mollare la presa e abbandonarsi al flusso – eventualmente approcciando la corrente con la magia bianca – od opporsi accentando il dolore che ne segue.

La magia nera è la pratica che più si oppone al dharma, ragion per cui parve ai pagani che potesse restituire il potere a chi era impotente e marginalizzato; del resto, la disperazione li rendeva ciechi alle alternative. Ciò non toglie che essi fossero consapevoli del suo limite temporale e dei contraccolpi su chiunque la esercitasse: l’armonia è un “attrattore” irresistibile e il mago viene inevitabilmente riassorbito dalla legge.

La comune sventura facilitò la trasformazione di pratiche isolate in un fenomeno sociale collettivo, amplificando al contempo la paura, uno dei tre fattori di rottura dell’equilibrio psichico necessari alla suggestione. Gli altri sono la fascinazione e la ripetizione ossessiva. Atti violenti e destabilizzanti organizzati in forma rituale conducono all’obiettivo.

La suggestione produce uno stato psichico di sospensione e concentrazione estrema che permette al mago di superare la naturale tendenza a riconciliare l’atto con il dharma, portando così il rito a compimento. Senza un elemento che produca tale stato, il mago nero rischia di autosabotarsi, poiché il discernimento interiore lo ricondurrebbe alla legge e la volontà egoica si affievolirebbe di fronte alle conseguenze potenziali.

Benché sia palese che alla fine la caccia alle streghe ammazzò soprattutto innocenti, la coerenza delle testimonianze dimostra nondimeno l’esistenza di pratiche violente e abominevoli, sanguinarie e omicide, la cui diffusione progressivamente più ampia non poteva passare inosservata.

Letture Consigliate:

Margaret A. Murray, Le Streghe nell’Europa Occidentale, Terra di Mezzo 2022
Margaret A. Murray, Il Dio delle Streghe, Ubaldini 1978

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La Scienza Ignorante e l’Accademia dei Matti

La Scienza Ignorante e l'Accademia dei Matti

(Tiziano Terzani, Un Altro Giro di Giostra, TEA 2024, pp. 253-255)

[Terzani passa in rassegna i vari newager e fanatici del complotto.] Leopold chiamava quella congrega di cani sciolti l’Accademia dei Matti. Ma a me quei matti interessavano. Erano la cartina di tornasole dell’inquietudine strisciante nella società occidentale; erano l’espressione, pur esasperata, di una crisi che molti, specie fra i giovani, sentono e che non è più possibile ignorare.

Mi interessava ad esempio il loro sospetto nei confronti della scienza. Era un sospetto che, specie dopo New York, avevo anch’io. Come potevo contraddire Dan quando sosteneva che la scienza, pur avendoci promesso più libertà dai bisogni, più benessere e più felicità, ci aveva in verità anche inquinato il mondo rendendocelo sempre più invivibile? E sul piano personale potevo non dargli ragione quando lui, tornando a parlare degli “assassini in camice bianco”, diceva che quelli, con la loro scienza, avevano – forse – eliminato i sintomi del mio malanno, ma certo non il malanno in sé? Era così. Lo sapevo.

Sulle premesse di tanti loro ragionamenti ero d’accordo. È vero che la ricerca scientifica è ormai completamente dominata da interessi pratici, commerciali o militari che siano. È vero che la scienza è tutta orientata sulla materia, che descrive il mondo in termini solo matematici e che non riesce a capire la vita e le emozioni umani. Quello su cui non ero affatto d’accordo erano le loro conclusioni. La scienza non è “inutile” come dicevano alcuni e tanto meno è “il nemico numero uno dell’umanità” come sostenevano altri.

La scienza è un importante strumento della conoscenza. L’errore è ritenere che sia il solo. Se l’Occidente fosse meno ossessionato da ciò che crede essere “obbiettivo” e studiasse il mondo esterno più come l’Oriente ha studiato quello interiore, cioè come punto di incontro tra obbiettivo e soggettivo, forse finiremmo tutti per capire di più di tutto.

Voler provare scientificamente certi fenomeni umani, come quelli extra-sensoriali, è semplicemente impossibile, perché nel fatto stesso di voler essere “scientifici”, cioè obbiettivi, si nega quell’aspetto emotivo e spirituale che è esattamente la ragione di questi fenomeni. Non è un caso che il limite della grande scoperta di Freud sia stato il suo non aver tenuto di conto dell’aspetto spirituale dell’uomo, come se davvero il “bisogno di dio” fosse una funzione biochimica del nostro cervello; tesi questa sostenuta da alcuni scienziati americani. Non è stato ugualmente un caso se Jung, che pur sentiva quel bisogno, fosse molto preoccupato di dare l’impressione d’aver saltato il fossato, di non essere più nel regno della scienza e con questo di non essere più preso sul serio.

Perché è così: gli scienziati pensano che lo strumento con cui operano dia loro un’autorità e al limite anche una moralità che nessun altro può reclamare. Ma la scienza di per sé non ha né questo né quello; la scienza non è né negativa, né positiva. Tutto dipende dall’uso che se ne fa. Gli orientalissimi cinesi scoprirono per primi il potere della polvere da sparo, ma la usarono per fare i fuochi d’artificio e per rischiarare l’oscurità della notte con fantasmagorici fiori di luce colorata. Noi occidentali arrivammo alla polvere da sparo un po’ dopo i cinesi, ma ne facemmo subito uno strumento di guerra, un modo per uccidere, da lontano e senza sporcarsi le mani, più gente possibile.

«La scienza occidentale è un sapere ignorante», scrisse più di un secolo fa un tamil di Jaffna, in Sri Lanka. Forse aveva proprio ragione.

Certo non hanno ragione i seguaci della new age che pensano di poter rinunciare alla scienza, alla ragione e di potere impunemente fuggire nell’occulto e nell’irrazionale prendendo acriticamente per buona qualsiasi sciocchezza o qualsiasi follia. È una reazione pericolosa, questa. Abdicare alla ragione, rinunciare alla mente significa esporsi a una forma di anarchia intellettuale che, invece di liberare l’uomo, finirà per farlo schiavo di una qualche nuova tirannide.

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L’Origine del “Mito Virginale”

Immacolata

Va premesso che la cronaca del concepimento virginale del Cristo fu una costruzione a posteriori degli evangelisti volta a incontrare il gusto dei romani che si apprestavano a convertire e che sapevano fatti simili sui loro dèi pagani. Mai Gesù racconta la propria origine in prima persona.

Ora si noti che il termine tradotto con “vergine” è “almah”, che non denota in alcun modo l’integrità dell’imene, ma indica semplicemente uno stato di non preparazione, una giovinetta non ancora pronta o non in età per avere un rapporto sessuale.

La gravidanza dell’almah è centrale nel ciclo del dio e della dèa delle religioni agresti, oggi caro alla Wicca, ma la sua origine è probabilmente archetipa. Rappresenta infatti la coscienza che ancora impreparata viene violentata dagli eventi del mondo esterno. Più avanti però la coscienza matura e si riscatta, sottomette il mondo esterno e lo spinge a morire per lei, per poi rinascere proprio da lei come frutto di quel concepimento violento.

Certamente questo mito è stato rinforzato nel tempo dai rarissimi casi di partenogenesi. Oggi sappiamo che nella partenogesi la madre dà alla luce un clone di se stessa, e in nessun modo può essere maschio, perché la partoriente è priva del cromosoma Y.

La resurrezione di Gesù è invece più difficile da accostare al mito pagano, perché qui il dio muore e rinasce dal grembo della dèa; il cadavere resta cadavere, e il nuovo dio replica il vecchio più come funzione che come identità. In alcuni casi il vecchio dio viene ancora nominato e assume nuove funzioni dopo aver lasciato le precedenti al figlio. Osiride rinasce come Horus, ma al contempo ascende al Duat per divenirne il custode.

Le antiche cronache parlano però di una 13a iniziazione associata alla costellazione dell’ofiuco: il candidato sceglieva un modo plateale per essere ucciso, veniva sepolto e dissepolto tre giorni più tardi. I più restavano nella tomba, ma pare che qualcuno, edotto ai segreti più alti della conoscenza esoterica, ritornasse effettivamente in vita. Il rito si svolgeva il 17 gennaio o il 14 aprile, quest’ultimo in possibilità di coincidere con la Pasqua ebraica.

Cfr. “Cronache del Dominio
Cfr. “Oltre il Muro dei Ghiacci
Cfr. “La Lista di Rumor

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Infiltrazione Giudaica

Giuseppe di Arimatea

Una Conferma alla Teoria dell’Infiltrazione Giudaica
dal “Joseph d’Arimathie” di Robert de Boron

A cavallo tra XII e XIII secolo, Robert de Boron compone la Trilogia del Graal, il cui primo volume, “Joseph d’Arimathie”, è una rielaborazione del Vangelo Apocrifo di Nicodemo, risalente questo al II secolo. Il Giuseppe di Arimatea descritto da Boron è tuttavia totalmente alieno dal Giuseppe di Arimatea storico, specie assumendo il profilo delineato dai Documenti A-B-C-D considerati ne Il Tempio degli Illuminati e coevi al suddetto Vangelo. In particolare, il Giuseppe di A. di Boron comunica con Gesù solo dopo la crocifissione (come San Paolo), mentre il Giuseppe di A. dei Documenti è lo stesso Cleofa-Alfeo che ha adottato Gesù e ne ha sposato la madre dopo la morte di Giuseppe “il Carpentiere”, adottando anch’egli nome “Giuseppe” in onore al defunto.

Il testo di Robert de Boron sembra piuttosto impiegare la figura di Giuseppe di Arimatea in rappresentanza a quella di Giuseppe Flavio, un sospetto che emerge la prima volta nel rapporto do ut des con l’imperatore Vespasiano. Nel racconto, Vespasiano è guarito dal velo di Veronica e libera in cambio Giuseppe dalla prigione; nella realtà, Vespasiano è foraggiato col tesoro del Tempio e offre in cambio un salvacondotto a Giuseppe (Flavio) e ai suoi faccendieri.[1] Nel racconto, Giuseppe dà inizio alla genealogia del Sang Real (protetta dalla Rosa+Croce); nella realtà, Giuseppe (Flavio) dà inizio al ramo giudeo degli Illuminati (che appare oggi il più influente, protetto dalla Massoneria).

La versione di Boron sembra inoltre anticipare di otto secoli la ricostruzione di Flavio Barbiero secondo cui Giuseppe e i suoi compari avrebbero istituito la Chiesa Romana come strumento di potere che adattava ai propri fini il messaggio del nazareno. Gli stessi, adottati inizialmente dalle gentes Flavia e Anicia, entro la fine del medioevo avrebbero introdotto i propri eredi in tutte le principali casate nobiliari europee. Curiosamente, lo stesso gruppo sacerdotale (i farisei o un loro sottoinsieme) era responsabile della “correzione” dei testi biblici in virtù della quale la genealogia dei sommi sacerdoti veniva tranciata dal “ramo” di Mosé per innestarla in quello di Aronne. La ragione sembra trovarsi nel sangue egizio che Mosé aveva acquisito dalla madre Termuti, sorella del faraone Sethi I.[2]

In Robert de Boron leggiamo infatti che: 1) Vespasiano si fa battezzare e favorisce il cristianesimo a Roma; 2) Mosé era falso e malvagio, e non si parlerà più di lui fino all’avvento dello Spirito Santo. Curioso infine che Hari Mathaias (greco di “Arimatea”) e Huios Matthiou (greco di “ben Matityahu”, cognome di G. Flavio prima dell’adozione) abbiano identico significato a patto che il prefisso “Hari” venga tradotto dall’antica lingua egizia, guarda caso l’idioma nativo di Mosé.

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[1] Il patto tra Vespasiano e Giuseppe Flavio (siglato nel 69 d.C.) rinnovava un precedente accordo tra Seneca e San Paolo (41 d.C.). Cfr. D. Marin, Appunti di Storia Proibita (I.P. 2020), #12 “Lo Gnosticismo di Gesù di Nazareth”.

[2] Lo studio più rilevante in merito è Flavio Barbiero, The Secret Society of Moses: The Mosaic Bloodline and a Conspiracy Spanning Three Millennia (Inner Traditions 2010), riprodotto in parte in Le Radici Giudaico-Cristiane dell’Europa (Profondo Rosso 2018). Cfr. anche Diego Marin & Stefania Marin, Il Sangue degli Illuminati (Macro 2021), D. Marin, Appunti di Storia Proibita (I.P. 2020) e D. Marin & Davide S. Amore, Il Tempio degli Illuminati (I.P. 2025).

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Il Mostro di Firenze

Nebbia Fiorentina

Il più intricato caso di cronaca in Italia: nei labirinti di una mente malata o nel disegno di un’élite senza scrupoli?

Episodio 1, da Muschio Selvaggio:

Episodio 2, da Pulp:

Episodio 3, da Pulp:

Gentile dr.ssa V.,

Mi chiamo Diego Marin, ho 40 anni e sono un fisico teorico, variamente appassionato di tutto quanto è misterioso.

In un periodo infausto, e comunque istruttivo, della mia vita, ho frequentato diversi esponenti della massoneria padovana, bolognese, milanese e senese. Siamo nel bienno 2010-2012. A dirla tutta, ho fatto un anno e mezzo di tegolatura per ritirarmi al termine della cerimonia di iniziazione. Il mio rifiuto al giuramento è stato seguito da una riunione per decidere il mio destino, finché mi hanno lasciato andare perché «avevo visto troppo poco per costituire un problema».

Tra queste frequentazioni, più di una aveva accennato al Mostro di Firenze collegando gli omicidi alla consacrazione di un terreno in cui sarebbe sorto un tempio della Rosa Rossa, una specie di “circolo interno” e particolarmente sfrontato della Golden Dawn inglese (in cui peraltro “Rosa Rossa” era ufficialmente il nome del secondo livello organizzativo, obbediente solo ai c.d. “Maestri Sconosciuti”). Ascoltando i suoi interventi nei podcast di Fedez, mi sono convinto della bontà della pista da lei proposta, ma mi sono comunque chiesto se la sua soluzione neghi necessariamente le affermazioni dei miei “amici” massoni.

Secondo questi, sempre la Rosa Rossa avrebbe guidato Jack lo Squartatore. E infatti, la Golden Dawn nasce a Londra nel 1887, mentre Jack colpisce nel 1888. Applicando l’idea a Zodiac, nel 1967 nasce a San Francisco il “New Reformed Orthodox Order of the Golden Dawn” o NROOGD, e proprio lì, nella Bay Area, iniziano gli omicidi di Zodiac nel 1968. L’organo di governo del NROOGD era il “Consiglio del Cordone Rosso”.

È interessante che NROOGD si anagrammi in GORDON, lemma presente in numerosi toponimi del mondo anglofono. Nella fiction letteraria, Gordon (come cognome) è spesso l’identità di Jack lo Squartatore. Ma cosa significa Gordon? Prima di tutto consideriamo il gruppo consonantico DN, trasposto talvolta in TN per desonorizzazione. Nell’antico indoeuropeo (o addirittura in nostratico) indicava l’“acqua”, e compare infatti in innumerevoli fiumi: Don (Russia), Donets (Ucraina), Dnieper (Ucraina), Dniester (Moldavia e Ucraina), Danubio (Europa Centrale), Don, Doon, Dundee, Donagh, Dungarvan (Scozia), Tamigi (Inghilterra), Tana (Russia), Tana (Alaska), Giordano (Medio Oriente), Sidone (Libano), Dandaka (India), Rodano (Francia), Eridano (oggi Po, Italia).[1] Col tempo, essendo le città fondate presso i fiumi, il gruppo DN assunse il significato di città o luogo fortificato; ponendosi poi queste sulle alture, fu accomodato anche a indicare le “alture presso i fiumi”. Curiosamente, “Gor” in gallese vuol dire “altura” o “collina”, dacché “Gordon” può tradursi opportunamente come “altura presso il fiume”. Vediamo allora se gli omicidi di Zodiac e del Mostro hanno avuto luogo in “colline presso il fiume”:

ZODIAC (California, 1968–1969)

Episodio Luogo Ambiente Vicinanza a colline / corsi d’acqua
Lake Herman Road (Benicia, 20/12/1968) Strada rurale tra Benicia e Vallejo Campagna collinare con laghetti e ruscelli ✅ Sì — la strada corre tra colline basse e stagni (“Lake Herman”)
Blue Rock Springs Park (Vallejo, 4/7/1969) Parco urbano vicino a Columbus Parkway Alture leggere e torrenti artificiali ✅ Sì — zona sopraelevata con ruscelli stagionali
Lake Berryessa (Napa County, 27/9/1969) Presso un lago artificiale Riva lacustre tra colline boscose ✅ Sì — perfetta corrispondenza: collina presso grande specchio d’acqua
Presidio Heights (San Francisco, 11/10/1969) Quartiere residenziale ai piedi di colline, vicino alla baia Urbano, ma affacciato su acqua (Baia di San Francisco) ✅ Sì — area collinare a ridosso della baia

 MOSTRO DI FIRENZE (Toscana, 1968–1985)

Episodio Luogo Ambiente Vicinanza a colline / corsi d’acqua
1968 – Signa Campagna lungo l’Arno pianura fluviale, vicina a rilievi ✅ Sì — poco sopra il fiume Arno
1974 – Borgo San Lorenzo Mugello, vallata tra colline vallone con torrenti ✅ Sì
1981 – Scandicci zona collinare, boschi sopra l’Arno colline boscose ✅ Sì
1982 – Baccaiano (Montespertoli) tra vigneti e colline piccoli fossi affluenti dell’Elsa ✅ Sì
1983 – Galluzzo collina sud di Firenze, vicino al torrente Ema ✅ Sì
1984 – Vicchio vallata del Mugello, presso il torrente Sieve ✅ Sì
1985 – Scopeti (Impruneta) colline a sud-ovest di Firenze ✅ Sì — presso un torrente minore

Ho inserito anche l’omicidio del 1968, benché l’attribuzione al Mostro sia dubbia. Se però consideriamo come inizio dell’attività del Mostro il 1974, è interessante che nel 1973 sia stata istituita a Firenze la Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica o SIPT, al confine tra psicologia ed esoterismo. Esponenti della prima ora furono Claudio Naranjo, Piero Ferrucci, Mimma Della Rocca, Adele Naddeo, Nanni De Ambrogi, Bruno Caldironi[2], Luigi Peresson e Claudio Cornazzani. Tornando agli anagrammi, SIPT diventa PITS, cioè “pozzi”.

A Totowa, città natale di Joseph Bevilacqua, indicato da alcuni – pur in assenza di indizi inoppugnabili – quale Mostro e Zodiac, esiste una Gordon Avenue. Sarebbe opportuno verificare se Bevilacqua vi abbia abitato.

«Per quanto riguarda la Rosa Rossa, esistono dei templi dislocati un po’ in tutto il mondo (49, secondo Gabriella Carlizzi), di cui alcuni servono per gli studi teorici, altri per la “pratica” e i riti esoterici; ma al di là di questo non si fanno riunioni ufficiali o periodiche. Nessuno può entrare nella Rosa Rossa se non avvicinato, perché di propria iniziativa non è possibile.»[3]

Mi rendo conto che si tratta di ben pochi elementi, ma non volevo escludere nulla, in caso i miei pensieri collimassero con indizi in suo possesso di cui non sono a conoscenza.

Avrei piacere nel sentire la sua opinione a riguardo. La ringrazio intanto per avermi letto.


[1] Proto-indoeuropeo: dānu- = “fiume, acqua corrente”; Proto-iranico e avestico: dānu = “fiume sacro”; Celtico: Danu → divinità madre dell’acqua e della fertilità; Sanscrito: dānu = “fluido, goccia”. Fonti: Mallory & Adams, The Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World (2006); Pokorny, Indogermanisches Etymologisches Wörterbuch (1959); Room, Dictionary of Place Names (1984).

[2] Bruno Caldironi è collegato all’ambiente del “Cerchio Firenze 77”. Questo era un gruppo spirituale italiano nato a Firenze nel 1977, noto per la produzione di messaggi medianici che mescolavano spiritualità cristiana, esoterismo e psicologia. Venne fondato a Firenze nel 1977 da un piccolo gruppo di ricercatori spirituali che si riunivano per sedute medianiche; i messaggi sarebbero stati trasmessi da entità spirituali denominate “Maestri di Luce” o “Entità del Cerchio”; le comunicazioni avvenivano tramite i medium Roberto Setti e Jane Roberts (operante questa a Saratoga Springs – lett. “Sorgenti di Saratoga”, NY); il gruppo dichiarava di voler diffondere un insegnamento di evoluzione dell’anima attraverso l’esperienza terrena, combinando elementi del cristianesimo mistico, del pensiero orientale e della filosofia esoterica occidentale. Il motto del gruppo era «dove si concentra un grande male, nasce anche un grande bene, per una regola di base del funzionamento delle energie».

[3] Paolo Franceschetti, Sistema Massonico e Ordine della Rosa Rossa, UNO 2013, p. 199. Di Gabriella Carlizzi, Franceschetti commenta allusivo che morì di tumore dopo che «i medici hanno sbagliato diagnosi, dosi dei medicinali, e altro ancora».


Riflettevo su una possibilità… Sono arrivato al Cerchio Firenze 77 da Bruno Caldironi, membro della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica fondata a Firenze subito prima che comparisse il Mostro. Ora, il fondatore della Psicosintesi fu Roberto Assagioli, presunto allievo di Gurdjieff. A quanto mi è dato sapere, fu Franco Battiato ad affermare di avere appreso le idee di Gurdjieff da Piero Ferrucci (della SIPT), che le avrebbe acquisite a sua volta da Assagioli. Di queste troviamo riscontro ne L’Era del Cinghiale Bianco (1979), Prospettiva Nevskij (1980), Strade dell’Est (1980), Centro di Gravità Permanente (1981), Armenia (1982), Mesopotamia (1982), Magic Shop (1985) e No Time No Space (1985).

Il punto è che apparentemente non c’è nulla di sbagliato né nella Psicosintesi di Assagioli né nella Quarta Via di Gurdjieff. Io stesso ho usato quegli insegnamenti per guarire dal DOC. Sappiamo però che Gurdjieff lavorò con le élite e che ebbe un ruolo rilevante nella costituzione della UE (cfr. Appunti di Storia Proibita, #7 “Gurdjieff e l’Europa”). Questa contraddizione potrebbe legarsi proprio al motto del Cerchio 77: «Dove si concentra un grande male, nasce anche un grande bene, per una regola di base del funzionamento delle energie».

È verosimile che Gurdjieff, e altri con lui, appoggino le élite nella convinzione che una grande catastrofe condurrebbe, per compensazione, a una nuova età dell’oro? Persone tanto istruite e introspettive possono aderire a una tale follia?

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Agenda del Mistero

12 Mesi

🌌 Traversare il Kali Yuga con i libri di Diego Marin

Un’agenda come nessun’altra: un viaggio quotidiano tra mito, storia e rivelazione.
Ogni giorno dell’anno è accompagnato da citazioni, riflessioni e passi tratti dai romanzi e dai saggi di Diego Marin, l’autore che ha esplorato i segreti di Atlantide, gli enigmi del passato e le profezie del presente.

📜 Non una semplice agenda, ma una guida iniziatica per chi vuole attraversare il tempo con consapevolezza.
Scopri le 24 “rune” che scandiscono il percorso — da Samsara a Shardana, dagli Eredi di Atlantide al Segreto degli Illuminati — in un cammino che intreccia:

  • Archeologia proibita e antiche civiltà;
  • Miti nordici, egizi e vedici;
  • Storia alternativa e simbolismo sacro;
  • Parole chiave di riflessione, energia e rinascita.

Ogni pagina è un portale verso mondi perduti, dove il confine tra sogno e realtà si dissolve.
Un compagno di viaggio per chi cerca ispirazione, conoscenza e risveglio spirituale nel ritmo dei propri giorni.

🕯️ “Attraversare i mondi richiede pazienza, costanza, e il coraggio di guardare nell’ombra per ritrovare la luce.”


✅ Ideale per:

  • Chi ama i misteri della storia e l’archeologia alternativa;
  • I lettori dei libri di Diego Marin;
  • Chi desidera un’agenda tematica, simbolica e meditativa;
  • Ricercatori, studiosi e appassionati del sacro femminile, delle rune, dell’esoterismo.

📖 Caratteristiche:

  • Formato agenda annuale con spazio per note quotidiane;
  • Estratti dai libri originali di Diego Marin (1999–2025);
  • Riferimenti a festività pagane e cristiane, rune e archetipi;
  • Libera da copyright – condivisibile e fotocopiabile con attribuzione.

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I Nomi Originali dei Segni Zodiacali

Zodiaco

I testi medievali di astrologia sostengono la convivenza nell’VIII segno zodiacale di tre caratteri: Scorpione, Aquila e Serpente.

Tenendolo a mente, guardiamo al XXI Arcano dei Tarocchi, Il Mondo, in cui sono rappresentati i quattro esseri che “sorreggevano il cielo” nel Primo Tempo, ovvero intorno al 10.500 a.C. Essi rappresentano le quattro costellazioni zodiacali sul cui sfondo sorgeva il sole agli equinozi e ai solstizi.

Con un qualunque software astronomico possiamo identificare:

  • Leone, per l’equinozio di primavera;
  • Scorpione, per il solstizio d’estate;
  • Portatore d’Acqua, per l’equinozio di autunno;
  • Toro, per il solstizio d’inverno.

Nel Mondo vediamo appunto il Toro nell’angolo in basso a sinistra, segno di terra associato al seme della terra (denari). Segue poi – in senso antiorario – il Leone, segno di fuoco associato al seme del fuoco (bastoni). C’è quindi l’Aquila, intercambiabile con lo Scorpione, e l’ordine sarebbe corretto, ma è associata al seme dell’aria (spade), mentre lo Scorpione è per tradizione un segno d’acqua. D’altro canto, il regno dell’Aquila è l’aria. Chiude il ciclo l’Acquario, che il buon senso assocerebbe all’acqua, ma i manuali dicono d’aria. Il seme associato rafforza però il buonsenso, essendo quello dell’acqua (coppe). Le stesse figure sono associate agli evangelisti: Leone a Marco, Toro a Luca, Aquila a Matteo, Angelo-Acquario a Giovanni.

Il Mondo

Ne deduciamo che il tempo abbia portato confusione tra i nomi delle costellazioni. L’VIII segno, necessariamente d’acqua in rispetto all’alternanza degli elementi, a nostro avviso dovrebbe portare il doppio nome di Scorpione e Acquario. L’XI, d’aria per la stessa alternanza, dovrebbe di contro portare il doppio nome di Aquila e Serpente. In effetti, la costellazione che fin qui abbiamo chiamato erroneamente “Acquario” non è altro che una linea sinuosa, in breve la sagoma di un serpente. La connessione con l’aria è tutta nel mito del serpente volante, il Quetzal della tradizione meso e sud-americana, a cui si è ispirata la paleontologia per battezzare un gigantesco rettile volante: il Quetzalcoatlus.

La confusione tra VIII e XI segno zodiacale è riflessa nella confusione tra VIII e XI Arcano dei Tarocchi, dove l’VIII è La Forza per alcuni mazzi (es. marsigliese) e La Giustizia per altri (es. Rider-Waite), così come l’XI – Forza per alcuni mazzi (es. Rider-Waite) e Giustizia per altri (es. marsigliese).

L’ordine particolare impresso nel Mondo ha bisogno per realizzarsi di due cicli precessionali:

1a tappa) Toro, 1° ciclo, II segno;
2a tappa) Leone, 1° ciclo, V segno, +3;
3a tappa) Aquila-Serpente, 1° ciclo, XI segno, +6;
4a tappa) Scorpione-Acquario, 2° ciclo, VIII segno; +9;
1a tappa, bis) Toro, 3° ciclo, II segno; +6.

I tre intervalli maggiori sommati danno 21, il numero dell’Arcano Il Mondo.

Ci chiediamo se la progressione delle tappe non scandisca ulteriormente una successione di età, assimilabili agli yuga dell’induismo o ai soli della mitologia maya. Gli yuga ricalcano però la proporzione 1:2:3:4, mentre qui abbiamo 1:2:3:2. Cionondimeno, possiamo immaginare un’ulteriore tappa “invisibile” di 12 segni, da Scorpione a Scorpione, portando così la proporzione a 1:2:3:4:2. D’altro canto, agli yuga sono frapposti periodi più brevi chiamati sandhi, che complessivamente pesano il doppio dello yuga più breve, facendo così emergere il “2” mancante.

Se la corrispondenza è corretta, possiamo ricavare la durata degli anni divini che scandiscono gli yuga. Applicando il modello, lo yuga più breve (Kaliyuga) risulterebbe 2148 anni x 3 = 6444 anni. Moltiplicando per la durata in giorni dell’anno tropico (365,24) otteniamo 2.353.607 giorni. Nei Veda lo stesso periodo equivale a 360.000 anni divini, da cui un anno divino varrebbe 6 giorni e mezzo.

QuetzelcoatlusA 2008 Mark Witton depiction of Quetzalcoatlus Northropi illustrating his then-novel terrestrial stalker hypothesis. Though this theory gained wide acceptance, the anatomy depicted is now considered outdated in some respects. Cfr. Witton, Mark P. (2018). The Palaeoartist’s Handbook: recreating prehistoric animals in art. Ramsbury, Marlborough: The Crowood press Ltd. ISBN 978-1-78500-461-2.
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Sugli Ebrei Aschenaziti

Sfondo1

Discutendo dei rapporti tra Israele e finanza mondiale, spesso si ode una voce di petto che propone la parola “aschenaziti”. «I criminali sono gli ebrei aschenaziti» ripete, come l’eco di una montagna alimentata da una voce precedente e se possibile più ignorante.

Aschenaz fu l’ecista (il condottiero, la guida) che condusse la tribù dei Germani dalla Steppa Pontica alla Scandinavia approdando, secondo la tradizione, nel 2.756 a.C. Prima di allora, i Germani erano una semplice tribù entro il popolo degli Sciti.

Nel 740 d.C., il Khagan Bulan, sovrano di un impero che si estendeva grosso modo sugli odierni Kazakistan e Ucraina – l’Impero Kazaro –, impose ai propri sudditi la conversione all’ebraismo. Con la conquista russa (nel 973) e ancor di più con l’invasione mongola (nel 1224), questi nuovi ebrei emigrarono in parte in Spagna e in parte nell’Est Europeo (Germania, Polonia e Ungheria). I primi presero nome di Sefarditi, prendendo spunto da «Sefarad», un luogo indefinito che in Abdia I, 20 viene profetizzato quale meta di un futuro esilio ebraico. I secondi, avendo casa in Germania e nei paesi vicini, per estensione furono definiti “Ebrei Aschenaziti”. Insieme, Sefarditi e Aschenaziti, vengono detti talvolta la “Tredicesima Tribù”.

Tornando al tema principale, ovvero “Israele nella finanza”, esso riguarda unicamente i sionisti, ovvero gli eredi dei farisei, la setta ebraica che riconosce la veridicità del Talmud. Tale “libro sacro” chiarisce senza mezzi termini che non si diventa ebrei per conversione, ma che essere ebrei è una questione di razza, ovvero è ebreo chi è figlio di ebrei, o di cui è ebrea almeno la madre. Gli altri sono Goyim, un termine che con pietosa gentilezza viene tradotto in “gentili”, ma che lo stesso Talmud definisce quale appellativo di animali dalle fattezze umane il cui scopo sarebbe occuparsi degli ebrei. Il Signore avrebbe dato loro questo aspetto affinché gli ebrei non provassero ribrezzo nel farsi servire dalle bestie.

Da tali presupposti, è ovvio che gli Aschenaziti figurino tra i Goyim. Si tratta in qualche modo di perfetti capri espiatori. Sacrificando un aschenazita non si commette peccato, ma allo stesso tempo si ottiene la compassione del mondo verso l’intera ecumene ebraica. Perché il mondo, si sa, non è abbastanza intelligente da fare distinzioni. L’importante è scegliere un esecutore materiale al di sopra di ogni sospetto, che ne so… magari un tedesco di origine austriaca, facendogli fare il lavoro sporco.

Se cerchiamo la più potente tra le famiglie ebraiche impegnate nella finanza, da qualunque fonte saremmo indirizzati al cognome “Rothschild”. E infatti i Rothschild non sono aschenaziti, ma giudei, discendenti di Re Davide secondo una linea più pura di quella cui apparteneva Gesù Nazareno, corrotta secondo le fonti da innesti persiani e babilonesi. Nella genealogia che collega Davide ai Rothschild, troviamo Rabbi Meiri “Mari” ben Hananiah, dell’accademia babilonese di Sura, presente ad Atil – la capitale kazara – ai tempi della conversione. L’operazione era infatti condotta da un gruppo di ambasciatori venuti dalle scuole teologiche babilonesi di Sura e Pumbedita, tra i quali appunto Rabbi Meiri.


Nel suo libro, Freedom Fighter, il Maggiore Alojzy Dziurski del Movimento Clandestino Polacco[1] raccontò di essersi reso conto, all’inizio del 1942, che l’atteggiamento dei tedeschi nei confronti degli Ebrei stava cambiando drammaticamente. Così, nel marzo 1942, incontrò i capi degli Ebrei polacchi per avvertirli che avrebbero dovuto disperdere gli Ebrei che abitavano nei ghetti, trasferirli nelle case tra i contadini polacchi in aree remote e creare degli alloggi in mezzo alle foreste. Il Maggiore riferì di essere entrato in amicizia con un capo ebreo che era stato Commissario del Popolo nell’Armata Rossa. Così scrive Dziurski in Freedom Fighter (J.A. Dewar, Portland 1983): «Dato il mio interesse per le vicende ebree, egli [il capo ebreo] avrebbe condiviso con me un segreto ben protetto. In veste di devoto sionista, avrebbe partecipato a un incontro segreto riservato agli iniziati sionisti. Esso si svolse in ebraico, non in yiddish [la lingua degli Aschenazi; ndr], come avveniva per la maggior parte delle riunioni. La maggior parte dei conferenzieri erano capi sionisti stranieri, ma egli ne riconobbe uno solo, Moshe Sneh, un leader ebreo polacco, che si era trasferito in Palestina prima della guerra ed era ritornato nel 1945 come Leader Berihah per organizzare l’emigrazione in massa degli Ebrei polacchi. Ogni partecipante sottolineò che si era presentata l’opportunità unica di strappare la Palestina e il Medio Oriente agli Arabi e ai Britannici… Bisognava che tutto il mondo non-ebreo, insieme ai nazisti, si sentisse in colpa per l’Olocausto. Bisognava far passare l’Olocausto per il più grande crimine cristiano contro il popolo ebreo. Sarebbe stata lanciata una propaganda intensiva e tutte le case editrici e la stampa di area ebraica erano già state istruite affinché diffondessero la storia delle sofferenze ebree. Moshe Sneh aveva chiesto che il massimo numero di Ebrei polacchi fosse costretto a lasciare la Polonia per la Palestina o qualsiasi altro paese a loro scelta. Erano state inoltrate istruzioni agli Ebrei dell’Europa occidentale affinché si preparassero ad accogliere gli immigrati polacchi… per poi trasferirli negli Stati Uniti. Gli USA dovevano diventare un grande serbatoio di Ebrei, che avrebbero poi influenzato la politica americana, perché gli USA sarebbero diventati la potenza mondiale dominante».


[1] Il Movimento Clandestino Polacco era l’insieme delle organizzazioni segrete attive in Polonia dall’occupazione nazista (settembre 1939) allo scioglimento del Patto di Varsavia (luglio 1991). Noto in patria come Polskie Państwo Podziemne (“Stato Segreto Polacco” o “Stato Clandestino Polacco”), esso costituiva una struttura unica nell’Europa occupata: non si trattava infatti di una comune resistenza armata (come i gruppi partigiani), ma di un vero e proprio Stato parallelo che operava clandestinamente per garantire la continuità della Repubblica di Polonia.

Caratteri principali:

  • Fedeltà al governo in esilio a Londra: tutte le principali organizzazioni clandestine riconoscevano la legittimità del governo polacco emigrato;
  • Struttura politica e amministrativa: comprendeva scuole segrete, tribunali clandestini, stampa illegale, attività culturali e un sistema di comunicazione protetto;
  • Ala militare: la principale era l’Armia Krajowa (AK, lett. “Esercito Nazionale”), la più grande organizzazione di resistenza armata nell’Europa occupata (con centinaia di migliaia di membri). Essa organizzava sabotaggi, intelligence per gli Alleati e insurrezioni (come l’Insurrezione di Varsavia del 1944);
  • Resistenza civile: oltre alla lotta armata, si organizzavano scuole segrete per mantenere viva l’istruzione, teatri e pubblicazioni clandestine, protezione degli ebrei e raccolta di informazioni sui crimini nazisti;
  • Unicità: a differenza di altri movimenti di resistenza europei, in Polonia esisteva un vero “stato sotterraneo” con tanto di istituzioni civili e militari coordinate, non solo gruppi partigiani isolati.
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Reconquista

Bunner

In carrellata, riportiamo le immagini dei Capitoli 5 e 6 de Il Tempio degli Illuminati, dedicati alla Reconquista di Spagna. Considerata la difficoltà di interpretare le versioni in bianco e nero della versione cartacea, riteniamo opportuno riproporle qui a colori:

Figura 52

Figura 5.1: Il Regno delle Asturie nel 750 d.C.

Figura 55

Figura 5.5: Fasi della Reconquista
Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ commons/e/e3/Reconquista_(914-1492).svg

Figura 56

Figura 5.6: Giovanni del Biondo, Crocifissione, XIV sec. Il volto dell’Apostolo Giacomo (primo da destra) è la copia di quello di Gesù. Fonte: Dedalo, a cura di U. Ojetti, Bestetti e Tumminelli, Milano 1930, vol. XI, p. 1289.

Figura 64

Figura 6.4: Distribuzione dei regni hispanici alla morte di Ferdinando I (1065).

Figura 66

Figura 6.6: L’Impero Almoravide alla sua massima estensione, 1120 ca.

Figura 67

Figura 6.7: Fasi di espansione dell’Impero Almohade


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La “Nuova Fisica” di Ettore Majorana

Grande fu la sorpresa di Ettore Majorana quando si accorse che per ottenere risultati straordinari non era affatto necessaria la comprensione totale delle leggi che governano il nostro universo. Al contrario, sarebbe stato sufficiente generare e poi ingrandire una bolla di universo vergine in cui leggi fisiche nuove e a discrezione dell’operatore si potessero scrivere da zero così come si scrive un programma su un supporto informatico. A questa idea è ispirato il Dito di Dio, o Rematon, la “famosa” macchina messa insieme dall’allievo di Majorana, Rolando Pelizza, con cui fu possibile annichilire la materia, convertire lo spin nucleare in calore, trasmutare la materia e… ringiovanire gli organismi viventi.


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Ettore Majorana e Rolando Pelizza