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La “Spina Elettrica” del Beato Bartolomeo da Breganze

Con S. si discorreva al telefono relativamente ai rapporti intercorsi tra Rolando Pelizza e i Cavalieri Mariani o Methernithi (sovrapposti o coincidenti con l’Ordine di Nuova Aragona). Fondati nel 1233 dal Beato Bartolomeo da Breganze, dal 1960 hanno il proprio centro operativo a Linden, nel cantone di Berna. Responsabile della “migrazione” in Svizzera, il leader Paul Baumann sosteneva di possedere un apparecchio pressoché identico al Rematon di Pelizza-Majorana. Segue l’email inviata da me a S. qualche minuto più tardi in ragione di un’insolita coincidenza.

{START} Prima che chiamassi, avevo giusto iniziato una sezione dalla Storia della Magia di E. Lévi intitolata “Il Rabbino Jéchiel”. Capirai la mia sorpresa quando abbiano chiuso la telefonata e ho proseguito. Riporto testualmente:

«Sotto il regno di San Luigi visse il famoso rabbino Jéchiel, grande cabalista e fisico di notevole valore.»

Qui mi fermo un attimo. Jéchiel è Yechiel ben Joseph di Parigi (m. 1268 ca.), noto anche come Jehiel di Parigi, Sire Vives o Vivus Meldensis. Il suo discepolo più famoso fu Meir di Rothenburg. In quegli anni (cfr. Appunti di Storia Proibita) «la Pietra del Destino arrivò a Guadalajara, Spagna, nelle mani del rabbino esperto di cabala Mosè del Leon da Valladolid (1250-1305). A causa delle persecuzioni contro gli ebrei, Mosè e alcuni amici fidati si nascosero nel castello del signore di Rothenburg, ospiti di sua moglie.» Jéchiel era tra questi “amici”?

«Tutto quanto si è raccontato a proposito della sua [di Jéchiel] lampada e del suo chiodo [spina?] magico dimostra come egli avesse scoperto l’elettricità, o per lo meno ne conoscesse le funzioni fondamentali. Infatti questa conoscenza, antica quanto la magia, veniva trasmessa come una delle chiavi dell’alta iniziazione.

«Quando veniva buio, nella casa di Jéchiel appariva una stella luminosa, la cui luce era così viva che non si poteva fissarla senza rimanere abbagliati. Essa proiettava intorno a sé raggi dalle sfumature dell’arcobaleno e non si affievoliva, né si spegneva mai. Era a tutti noto, inoltre, che essa non fosse alimentata né con olio, né con alcuna sostanza combustibile allora conosciuta.

«Quando un importuno o un curioso malintenzionato cercava di introdursi nella casa di Jéchiel e insisteva a battere il batacchio della porta, il rabbino picchiava un chiodo che era infisso nel suo studio. Una scintilla bluastra appariva allora contemporaneamente nella capocchia del chiodo e nel batacchio della porta. E il malcapitato riceveva una scossa tale da farlo gridare e da dargli l’impressione che la terra si aprisse sotto i suoi piedi.

«Un giorno, una folla ostile si accalcò davanti alla porta con mormorii e minacce. Tutti si tenevano per un braccio per resistere all’emozione e al presunto terremoto. Il più audace scosse il batacchio della porta con ira. Jéchiel toccò il chiodo. Immediatamente gli assalitori si rovesciarono gli uni sugli altri e fuggirono gridando, come se avessero preso fuoco. Erano sicuri di aver sentito la terra aprirsi e inghiottirli fino alle ginocchia e non sapevano come avessero potuto uscirne. Ma per nulla al mondo sarebbero tornati a picchiare alla porta dello stregone.
Jéchiel conquistò così col terrore la sua tranquillità.

«San Luigi, che era allo stesso tempo un grande cattolico e un grande re, volle conoscere Jéchiel; lo fece venire a corte, ebbe parecchi colloqui con lui, restò pienamente soddisfatto delle sue spiegazioni, lo protesse contro i nemici e non cessò, finché visse, di testimoniargli stima e di fargli del bene.»

[Eliphas Lévi, Storie di Magia e di Stregoneria (passi scelti da l’Historie de la Magie – 1860), Messaggerie Pontremolesi 1989]

Nel 1259, Bartolomeo da Breganze fu inviato in missione diplomatica alla corte di Enrico III d’Inghilterra e, al ritorno, si fermò a Parigi, dove Luigi IX gli donò una teca d’oro, contenente una croce fatta del legno della “Vera Croce” e una delle spine della corona di spine. Il reliquiario della “Sacra Spina” fu conservato sul fondo della nicchia della Cappella Valmarana della Chiesa di Santa Corona, a Vicenza, dal 1520 al 1850.

Mi pongo una serie di domande: 1. Jéchiel apparteneva a quel gruppo di Tolosa che anticipò Cavalieri Mariani e Metherniti? 2. La “spina” di Bartolomeo era il “chiodo” di Jéchiel? 3. Esiste un legame con la Pietra del Destino, talvolta identificata col Graal e dotata evidentemente di proprietà “tecnologiche”? 4. Dove finì la “Sacra Spina” dopo il 1850? 5. Trattandosi di una proprietà vaticana, potrebbe aver raggiunto Padre Ernetti? 6. Per quale ragione la Chiesa di Santa Corona, costruita a posta per conservare la “spina”, fu completata nel 1270 ma consacrata solo nel 1504? {STOP}

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