
Ho parlato altrove dell’analogia tra il male e la sintropia (la differenziazione). In fisica, si suppone che ogni processo muova dalla sintropia all’entropia (omogeneizzazione), quale accade ad esempio per un oggetto complesso dalle molte parti con funzioni specifiche, che esposto alle intemperie diviene sabbia indifferenziata. La differenziazione è necessaria al manifestarsi delle forze. È infatti ovvio che se la materia fosse distribuita omogeneamente dal principio, ogni sua parte sarebbe attratta o respinta con la stessa intensità da tutte le direzioni, cosicché rimarrebbe ferma e l’esistenza di qualunque forza resterebbe indimostrabile in quanto priva di effetti. Similmente, serve squilibrio e ingiustizia affinché l’amore si manifesti quale forza che tende a produrre equilibrio e giustizia.
All’inizio dei tempi suonò una nota stonata che nondimeno assumeva un tono sovrapponendo le sue molteplici espressioni rilevate in tempi diversi, come in un’anti-trasformata di Fourier, in cui funzioni apparentemente casuali si sommano in un’armonica perfetta. Una magnifica rappresentazione di quest’idea è la “musica degli Ainur” descritta da J.R.R. Tolkien all’inizio del Silmarillion. L’agente di questa anti-trasformata, che guida il ritorno all’armonia, quindi all’amore e all’equilibrio, è quello che i Cristiani chiamano “Spirito Santo”, “Verbo” o talvolta “Cristo”, benché più propriamente il “Cristo” sia l’unto, ovvero colui che ha appreso l’utilizzo dello Spirito Santo.
Il Male e lo Spirito Santo non sono perciò degli “spiriti” intesi come entità coscienti prive di corpo materiale, ma due tendenze ugualmente presenti nell’universo, a cui gli spiriti veri e propri e meno spesso gli esseri umani possono attingere. Si diviene canali dello Spirito Santo a patto di avere fede (riconoscere l’esistenza di significati e ordini superiori), e con essa spontaneità e non-attaccamento. Non si può ottenere alcun miracolo se non si accetta il cambiamento o peggio se lo si crede impossibile. Quanto al non-attaccamento, esso non implica il rifiuto a priori delle cose materiali o delle occasioni di divertimento, ma impone di accoglierle con la consapevolezza che le prime deperiranno e le seconde avranno termine. Un tale atteggiamento tiene l’attenzione al presente e permette il pieno godimento di ogni esperienza, avvilito all’opposto dalle preoccupazioni volte al futuro.
Gesù di Nazareth fu capace di canalizzare lo Spirito Santo e insegnò ad altri come fare, salvo che questa conoscenza venne man mano corrotta e dimenticata, tanto che oggi ben pochi esponenti della Chiesa ne sono portatori. Può comunque darsi che altri personaggi prima o dopo di lui fossero riusciti nella stessa impresa.
Certamente, invocare Gesù Cristo ha degli effetti benefici, tanto maggiori quanto maggiore è il coinvolgimento emotivo del credente, ma potrebbe compararsi all’aiuto di altre eggregore cristiane e pagane. Si consideri tuttavia che ogni eggregora possiede un “nucleo”, una sorta di “anello” a cui si aggrappano le singole forme-pensiero, espressione di quegli stati emozionali sperimentati dal singolo e caratterizzati da particolare intensità e coerenza (nel tempo e tra di loro). Il nucleo è probabilmente uno spirito, e nulla impedisce che l’eggregora cristiana abbia al proprio centro lo spirito di Gesù, e che Egli ancora funga da canale per lo Spirito Santo. In tal caso, la sua forza supererebbe quelle eggregore il cui nucleo non possieda tale carisma. Ma non è detto che sia Lui il centro dell’eggregora che risponde al Suo nome. Preso per buono il ragionamento, pur mancante di prove, sarebbe più l’imitazione di Gesù a produrre effetti tangibili, che non la sua invocazione. L’invocazione potrebbe però aiutare, chiedendo la forza interiore per imitare Gesù, maturando in fede, spontaneità e non-attaccamento. Se penso a qualcuno che ce l’ha fatta, mi viene in mente Francesco d’Assisi, sebbene la mentalità del tempo costringesse a intendere il non-attaccamento come astinenza e privazione totale.
Cresciuto come ebreo praticante, è ragionevole che Gesù non incoraggiasse l’adorazione di divinità pagane, ragion per cui la Chiesa aborre l’invocazione di eggregore che non siano quelle cristiane, e si avvede inoltre dal definire quest’ultime “eggregore”. Essa ne rifiuta anzi il concetto e confida che a soddisfare le preghiere sia la stessa persona che camminava in Palestina duemila anni fa (o i suoi legati, quali la Vergine Maria e i Santi). Il che può essere, come no.
Quanto alle azioni degli apostoli contro quei maghi che si volgevano ad altre divinità, esse dipendono in parte dall’influenza ebraica e in parte (forse maggiore) dal loro agire per lucro personale o dei rispettivi padroni. Delle due, solo la seconda ha validità assoluta, dacché – mi pare – nulla impedisce di rivolgersi allo stesso tempo a figure cristiane e pagane restando comunque nel giusto. La discriminante è agire secondo etica, per il bene comune.
In definitiva, lo Spirito Santo è probabilmente lo strumento più potente, ma non è facile accedervi. Nel frattempo, per le nostre richieste legittime, compreso – se vogliamo – un aiuto a canalizzare lo Spirito Santo, può andar bene l’invocazione di un’eggregora, che sia cristiana o meno.
Preciso che si tratta di un pensiero personale, frutto d’interpretazione di esperienze dirette e indirette, senza pretese di verità. Io stesso potrei dispormi a cambiarlo alla luce di nuove acquisizioni.